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Assenza di vento comune

Roberto Piloni

È in corso questo mese a Ciampino nella galleria d’Ac la mostra personale di Roberto Piloni "Assenza di vento". L’artista romano persegue un suo percorso compositivo in cui prevalgono figure concettuali su piani monocromi. La mia sensazione è che queste opere siano come contenute, trattenute dall’esprimere emozioni e sensazioni attraenti, come se una razionalità di fondo dovesse regolare e controllare ogni minimo movimento dei contrasti fra la superficie e gli elementi aggettanti che costituiscono i soggetti dei singoli quadri. Questa sensazione di autocostrizione e autocontenimento dell’emozione dell’autore moderatamente mi preoccupa, non meno dell’arte urlata cui Piloni si oppone artisticamente. Se nel caso dell’arte alla moda, o accattivante per le sue caratteristiche provocatorie e trasgressive, il pericolo è quello di metter su opere prive di una riflessione sull’uomo, di facile fruizione, piacevoli a primo impatto (ma poi di fatto vuote di spirito, incapaci di continuare a narrare, entro se stesse, storie ulteriori sull’uomo e sul suo mondo), in Piloni la costrizione formale mi pare indirizzata a variazioni tematiche personali, tutte incentrate su moduli che trovano il loro pregio maggiore nella tecnica sicura dell’artista e nella sua ostinazione a rimanere ancorato a una perseveranza che, a lungo termine, può portare l’artista a far cantare su poche corde uno spirito che tarda a dimostrarsi. Questo non vuol dire che non ci sia già tale spirito; tutt’altro: può essere che il mio limite fruitivo, la mia capacità di leggere l’opera non sia a tale grado di comprensione da permettermi di coglierlo. Può darsi che, come i ritmi africani appena percepiti da un uomo occidentale, io non abbia ancora un orecchio per le variazioni, che insomma poche configurazioni là di suoni, qua di forme e colori, non mi trovino preparato.

Come può darsi che la mia frequentazione personale dell’artista disturbi la percezione dell’opera in quanto tale, conferendole una seriosità che non le appartiene. Eppure, a leggere i titoli –che Piloni dichiara essere contingenti– non emerge quell’indicazione che ogni buon titolo di un’opera sa suggerire. Il titolo non mi aiuta nella lettura, anzi mi si oppone e tenta di impedirmi di leggere l’opera secondo un percorso che il mio occhio intravede a distanza. La mia idea di «assenza di vento» e quella di Piloni non coincidono, e l’opera che ne porta il titolo richiama alla mia mente altri scenari, altri luoghi interiori, come abbiamo potuto direttamente constatare Piloni e io nel 1997, quando, a partire dai suoi lavori, la mia scrittura in versi, proprio muovendo da quei mondi concettuali, si è indirizzata ad aprire mondi figurativi caratterizzati da esplosioni e implosioni, emozioni differenziate, in netto contrasto con la razionalità essenziale dell’artista romano. Questo confronto con il lavoro di Piloni mi pare un momento esemplificativo di ciò che avviene nell’arte contemporanea degli ultimi decenni, ossia di come gli artisti siano in qualche modo chiusi in compartimenti stagno, che, una volta aperti come camere comunicanti, si trovino a non riconoscersi neppure come facenti parte di uno stesso scenario epocale. Resta fortemente avvertibile il desiderio degli artisti di comunicare gli uni con gli altri, di confrontarsi, e questo è un buon segno. Ciò che manca è la capacità mia, di Piloni, e come noi di molti artisti della nostra generazione, di cantare con i propri arnesi da lavoro l’uno il mondo degli altri, superando le cattive scuole e i pessimi apprendimenti sull’arte che hanno caratterizzato noi e le generazioni che ci precedono.

Nicola D'Ugo

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Roberto Piloni


this article was first published in gennaio 2000 in Notizie in… Controluce
with the title "Assenza di vento comune" (Lack of Common Wind)
l'articolo è stato pubblicato per la prima volta nel giugno del 2000
su Notizie in… Controluce con il titolo "Assenza di vento comune"

 
       
dal 5 ottobre 2000 / since 5 October 2000 / с 5 октября 2000 г.