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Sexit Voto di Cinzia Leone
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La galleria A.A.M. Architettura Arte Moderna di Via del Vantaggio
a Roma è nota per aver esposto molti grandi artisti contemporanei:
basti qui ricordare Burri, Cucchi e Carrino. Non sembra allora
strano che il programma di quest’anno, intitolato "Eros e
Thanatos", sia stato inaugurato con la mostra di uno dei
nostri più abili disegnatori: Riccardo Mannelli. La rassegna
ha cadenzato in quattro tempi, oltre a Mannelli, le personali
di Roberto Perino, Cinzia Leone e Alberto Ruggieri. La mostra
di Cinzia Leone, intitolata "Sex Voto", ha offerto,
dal 1° aprile al 1° maggio scorso, una panoramica decisamente
condensata e significativa dell’opera dell’artista. Dalle tavole
più strettamente fumettistiche, dalla vignetta e dall’illustrazione,
si passa poi alla pittura, alla scultura e a tutto un armamentario
d’arte che ripercorre qua e là un secolo di Novecento fatto
di citazioni: dal design demodé alla pop art, per
passare a una pittura più schiettamente dichiarata e, oltre,
al quadro scultoreo, in cui il rilievo della tela gioca a produrre
un effetto di voluminosità misurata e ammiccante (Protuberanze).
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Autoreggenti riconsegna la donna-oggetto del desiderio
a una dimensione nuovamente soggettiva, in cui la donna si consola
da sé, autoreggendosi in autoreggenti appunto; Sogni
d’oro è una abat-jout con l'immagine di una
donnina dell’immaginario stereotipato di largo successo presso
il pubblico maschile, che richiama inevitabilmente a un senso
di solitudine da compensarsi coi sogni, dietro cui si cela un
certo sberleffo bonario dell’artista nei confronti delle debolezze
del "sesso forte". Sexit Poll è invece
un’urna elettorale rosa, la cui fessura presenta l’aggiunta di
una clitoride ricavata da una delle stecche della cornice in rilievo,
secondo una geometria tipica del design. La spigolosa clitoride
che ne risulta suggerisce un senso di minaccia, cui mal si addice
l’idea tipica dell’originale. Oltre all’evidente allusione all’idea
fissa della politica italiana, ossia il continuo richiamo degli
elettori alle urne, v’è qui un elemento tipico del femminismo
di questi ultimi decenni: la donna come luogo d’attesa e ricettacolo
del desiderio maschile, di cui la politica non è che una
delle incarnazioni più decisive. La vera e propria mania
italiana degli ultimi anni prende così il posto dell’altra
mania dell’uomo italico, che altro non è che la prima parola
di Non libro di Zavattini. La mania è ripetuta come
vero e proprio mito fino alla consunzione del valore originario
in United Colors of Sexitude, in cui l’idea fissa del femminile
si snatura in colorazioni artificiose, rispondendo a distanza
alla logora ripetizione d'immagine di Andy Warhol.
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Le citazioni di Leone non sono omaggi, ma atto critico, più
o meno riuscito nel segno figurativo. Minnie e Topolino vengono
riproposti in una scenetta erotica che trascende nella gelosia,
l’esito della quale si perde in tavole lacunose, in cui le immagini
sono come cancellate di vignetta in vignetta, fino a raggiungere
una rarefazione senza più finale, come le tante piccole
vicende personali di cui non sappiamo gli esiti più privati:
se il mito circoscrive il protagonista in una leggenda a tutto
tondo di cui si sa l’intera storia, Cinzia Leone opera qui una
smitizzazione del personaggio di Topolino, ricollocandolo nella
sua dimensione d’uomo comune che, come tale, il disegnatore abbandona,
lasciandolo proseguire la propria vita senza seguirlo più
con la matita. D’altro canto, si risponde a un pubblico troppo
abituato a pensare con la mente altrui, aspettandosi di fatto
che la storia abbia sempre una fine.
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Nessuna traccia v’è poi del carattere di ridondanza illustrativa
dei disegni: una canzone di Paolo Conte ispira immagini piacevoli
che si integrano col testo. L’ironia pungente e la molta autoironia
non indulgono alla malizia, ma a un’osservazione delle culture
erotiche e a suggerimenti sull’eros che non vogliono prendere
troppo sul serio la propria centralità, costituendo anzi
un fulcro intorno al quale gira un mondo più ampio, fatto
di uomini e donne furbi o ostinatamente sciocchi.
Nicola D'Ugo
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this article was first published in June 1999
in Notizie
in
Controluce
with the title "Sexit Voto di Cinzia Leone" (Cinzia
Leone's Sexit Vote)
l'articolo è stato pubblicato per la prima volta nel giugno
del 1999
su Notizie
in
Controluce con il titolo "Sexit Voto di Cinzia
Leone"
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