| Gioco di donna di John Duigan |
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In Gioco
di donna (2004) di John Duigan, il protagonista, l’irlandese
Guy Malyon (Stuart Townsend), racconta la propria storia d’amore
con una ricca ragazza franco-americana, Gilda Bessé (Charlize
Theron), secondo un modello che trova una sua perfezione formale
in Addio alle armi di Ernest Hemingway. A differenza di
Angeli perduti di Wong Kar-Wai, qui il protagonista esce
dalla vicenda ancora vivo, come ci si aspetterebbe in questo tipo
di narrazione. E anche qui, come nel romanzo di Hemingway, la
vicenda d’amore si intreccia alla guerra, che è motivo
di separazione e di ritrovamento della donna amata. Il titolo
originale del film suona “La testa fra le nuvole” (Head
in the Clouds), senza alcuna allusione ai “giochi di donna”
di Gilda, che di fatto non hanno nulla di vanesio: attraverso
la propria carne, la danza, il cinema, la fotografia, l’arte ecc.,
Gilda enuncia continuamente il Vangelo della vita mondana e caccia
dal tempio dell’amore con la verga la bestia sadica che ha profanato
il corpo dell’amata Mia (Penélope Cruz). Fin da ragazzina
la protagonista mostra una spiccata capacità interpretativa
dei comportamenti umani e un dominio psicologico sugli altri.
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Il tema portante del film è la predestinazione dell’evento
doloroso cui Gilda è destinata al trentaquattresimo anno
d’età, annunziatole dalla chiromante. La data coinciderà
con l’uccisione dell’eroina quale collabo amante di un
ufficiale nazista (era invece una spia antinazista), ma, anche,
con il D-Day, che, secondo un’ottica occidentale, costituisce,
con lo sbarco in Normandia, la resurrezione della libertà
dall’impero del male hitleriano, di cui Gilda, innocente, è
il capro espiatorio. La giovane cerca di godere la vita con intensità
e spregiudicatezza in vista di quel giorno, senza festeggiare
i propri compleanni. È quella che si direbbe uno spirito
libero, maestra di vita, che, accettato il dolore futuro come
una sorta di Cristo su cui peseranno i peccati del mondo (il nazi-fascismo),
non vive la nostalgia e la paura del dolore, ma solo il dramma
dell’imminente sacrificio; al tempo stesso, di lei non vediamo
l’intimità, ma la ricostruzione esterna che ne fa il narratore,
amante e amico Guy. Theron assume le vesti di una donna Cristo,
evitando di incarnare l’iconografia della Madonna.
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La predestinazione sottende la storia, quindi la guerra civile
spagnola e la seconda guerra mondiale sarebbero necessarie né
più e né meno dei “geni malati” di Gilda, che contengono
la follia del padre libertino e della madre suicida. Un film non
è un’opera di filosofia, né si conclude con la stesura
del soggetto. Visto che la colonna portante del film è
la predestinazione di Gilda, andava costruito un mondo di immagini,
un intreccio avvolgente, un’esemplificazione di episodi che ce
la illustrassero nella vita reale (di cui il film si fa figura).
Sotto questo profilo, la sceneggiatura di Gioco di donna
è arenata allo stato di bozza di un lavoro che richiedeva
maggiori sforzi di ricerca e di sintesi, e la predestinazione
costituisce una zeppa della storia d’amore.
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Con un primo tempo ambientato tra Francia e Inghilterra, e un
secondo tempo in cui si aggiunge l’episodio spagnolo, in un arco
sequenziale che va dagli anni venti al 1945, il film avrebbe avuto
modo e luoghi per sviluppare le proprie tesi, se non fosse stato
meramente pretenzioso, al punto da diventare un polpettone generico.
La vita universitaria di Cambridge non è diversa dalle
tante situazioni collegiali statunitensi, la Parigi bohémienne
sembra piuttosto la New York di Andy Warhol, la guerra civile
spagnola e la liberazione di Parigi non si vede che abbiano di
diverso da altre guerre novecentesche. I temi della prima parte
del film non sono sviluppati esteticamente nella seconda, che
sembra l’inizio di un film di guerra. Le ambientazioni soffrono
di una mancanza di carattere, per cui non si avverte nulla di
ginnico nella palestra dove Guy si esercita alla boxe: la scena
potrebbe essere girata in qualsiasi altra situazione. Lo stesso
dicasi per altre scene del film, che non sono in grado di restituirci
l’aura ambientale.
Il personaggio di Guy, benché costituisca l’io narrante,
non presenta un’adeguata introspezione psicologica. Di fatto,
assumendo la figura dell’evangelista che testimonia della vita
di Gilda, Townsend avrebbe dovuto farsi carico dell’espressività
necessaria per far capire come Gilda agisca sullo spirito di Guy.
Anche Penélope Cruz ha poco spessore, e pare uscita da
una telenovela.
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Meglio Theron, che esprime un ampio e articolato ventaglio di
sentimenti, dall’allegrezza allo stupore, dal torpore meditativo
alla rabbia, dall’attrazione alla ripulsa, dall’amore all’odio,
dal piacere al dolore, dall’amarezza all’esaltazione. Le azioni
di Gilda vengono giustificate da sfaccettature dell’espressività
che informano della giusta ambiguità i suoi sentimenti
per Guy, che non è in grado di capirla allo stesso modo
in cui lei capisce lui. Al punto che Theron suscita rare punte
d’emozione, benché sia assistita più dalla truccatrice
Shane Paish e dal fotografo Paul Sarossy che non dalla sceneggiatura
di John Duigan, abile, quest’ultimo, nel proporre battute serrate,
ma meno efficace nell’economia simbolica del film. Basti pensare
a quante età, situazioni psicologiche e look sono
assunti da Gilda, per rendersi conto delle difficoltà di
mantenere unitario il personaggio. Nel suo complesso, Gioco
di donna è poco entusiasmante, a parte la fotografia
di Sarossy e la recitazione di Charlize Theron, chiamata, nel
secondo tempo, ad alcune scene drammatiche in cui il volto gioviale
dell’attrice assume una maschera di sofferenza, tormento e dolore
che evoca le prove più difficili del dramma shakespeariano,
senza averne sulle labbra il testo.
Nicola D'Ugo
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this article was first published in August 2005
in Notizie
in
Controluce
with the title "Gioco di donna" (Head in the Clouds)
l'articolo è stato pubblicato per la prima volta nell'agosto
del 2005
su Notizie
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Controluce con il titolo "Gioco di donna"
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