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Il 1° e il 2 giugno scorsi il Teatro
del Lemming ha presentato al Teatro Quirino di Roma Dioniso.
Tragedia del Teatro per nove spettatori.
Questa "tragedia del teatro", che va a ripescare ne Le
baccanti di Euripide (410 a.C.) lo spunto tematico dell’incredulità
di Penteo nella divinità di Dioniso, pone il singolo spettatore
di fronte a una concezione fruitiva dello spettacolo che pare
ricollegare i rituali primitivi al nuovo contesto sociale.
In apparenza, ciò che avviene nel teatro del Lemming è
un coinvolgimento antico, in cui le baccanti nude e seminude prendono
per mano gli spettatori e li coinvolgono in una danza in scena
fatta di espressioni e ritmi mutevoli. Lo spettatore perde la
posizione voyeuristica del teatro tradizionale abbandonando la
poltrona, entrando in mutua relazione sensoriale con le baccanti
e perdendo l’idea di insieme di ciò che avviene sulla scena.
L’effetto che si realizza è parzialmente catartico, nel
senso che il controllato coinvolgimento nella scena fa
perdere allo spettatore alcuni modelli di difesa dall’altro e
produce una sorta di rilassamento fino all’ilarità di sé.
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Questa antichità rituale
della perdita dell’io tradizionale tramite l’accettazione di un
modello erotico che ne sostituisce lo statuto privilegiato si
avvale di meccanismi ludici propri della relazione sessuale e
del relativo gioco d’amore che ha, quale fine, la soddisfazione
orgasmica. Il carattere pubblico e il simulacro orgiastico della
rappresentazione si differenziano però dalla condizione
"privata" dei vari amori tradizionali (quelli sedimentati nella
propria memoria). Il gioco resta essenzialmente virtuale, in un’era
in cui l’avvicinamento e l’interazione con lo "sconosciuto" appare
la nuova dimensione ancora individualistica del proprio immaginario.
In entrambi i casi (nel Dioniso e nelle chat di
Internet) la dimensione tribale, di gruppo, non trova adepti,
ossia persone che siano in relazione affettiva di gruppo. Ciò
che si viene a consolidare è l’idea del "luogo" di gruppo
e non di un insieme di persone affettivamente rilevanti. Il "luogo"
non viene valorizzato dalla comunità, giacché non
v’è alcuna comunità, ma cani sciolti, privatamente
insieme, (almeno virtualmente) orgiasticamente anonimi.
Nel caso dell’esperimento del Lemming va apprezzato il tentativo
di superare l’impostazione a distanza (dalla poltrona) delle tragedie
tradizionali. Altrettanto non può dirsi, nell’attuale contesto
di contatti anonimi tramite giornali, televisione e Internet,
della direzione che tale tentativo può assumere. L’ironizzazione
della condizione dello spettatore è senza dubbio un momento
essenziale per far partire dall’abito mentale qualche bottone
di troppo. Ma il carattere anonimo e fugace della rappresentazione
non è in grado di offrire, attualmente, un modello per
sbottonarsi nella vita di tutti i giorni: non riesce a conferire
al modello un valore. Non riesce a far sentire, se mai ne sia
stato l’intento, quel passo di John Donne che recita:
"Nessun uomo è
un’Isola, intera in se stessa; ogni uomo è un
pezzo del Continente, una parte del tutto; se
una Zolla è portata via dal Mare, l’Europa
è diminuita, così come se lo fosse un Promontorio,
così come se lo fosse il Podere dei tuoi amici
o il tuo; la morte di qualsiasi uomo diminuisce
me, perché sono coinvolto nell’Umanità;
E perciò non mandare mai a chiedere per chi suona la
campana; Suona per te."
Quest’idea generica, ossia estrapolata
dalla storia, è una felice intuizione, senza conseguenza,
di Donne.
Il rischio di rivolgere lo sguardo al passato (per es., alla vita
di paese) per restaurare una condizione d’affettività
di gruppo può essere individuato nella "omologazione" affettiva,
ossia in un tenere o riportare nella ristrettezza delle regole
del gruppo gli individui.
Questo desiderio diventerebbe ancora mito e rito,
tutto l’opposto di quello che chi scrive, e verosimilmente il
Lemming, auspicherebbero all’uomo di oggi.
Nicola D'Ugo
Dioniso. Tragedia del Teatro per nove spettatori
Autore: Teatro del Lemming
Musica e regia: Massimo Munaro
Interpreti: Fiorella Tommasini, Antonia Bertagnon,
Manfred Rinaldi, Alessandro Gasperotto,
Veronica Mulotti, Martina Monetti,
Roberto Domeneghetti, Massimo Furlano,
Larissa Cioverchia, Irene Russo e Adriano Baccaglini
Luogo: Teatro Quirino di Roma
Date: 1-2 giugno 1999
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