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Cosa
c’entra l’Orlando Furioso con le esperienze sadomaso degli
anni Settanta e Ottanta, con l’eroina e la tossicodipendenza?
L’agilità puntuale degli attori di Motus ci suggerisce
che il mondo fluisce come su una pedana girevole che gli attori
calpestano e impiegano in un continuo défilé
di posture e atteggiamenti che il loro passo atletico e disinibito
asseconda sulla perenne rotazione del pavimento circolare. Ai
lati vi sono spazi fissi, in cui domina la geometria dell’angolo
retto, che, se da un lato chiude nella fissità propria
degli eventi memorabili, dall’altro include entro una costrizione
che ingabbia i personaggi e preclude agli eventi a tutto tondo
ogni ragion d’essere. Sul fondo, a sinistra e a destra, la Venere
di Urbino di Tiziano ci ricorda che siamo nel Cinquecento.
Ne smitizza la natura egregia dell’arte la proiezione elaborata
del dipinto, in cui il particolare ingrossa il dettaglio o lo
rigetta indietro a piacimento, in una successione frammentaria
dell’opera del maestro veneto. Come tratti dalla memoria odierna
sono i luoghi di un passato cavalleresco, già nato subito
come mito in Ariosto, prima che il verosimile impegnasse la vena
poetica del Tasso.
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Così Motus ci racconta un’avventura
che anche la filologia più dozzinale rimanderebbe al mittente.
Quello che importa dell’opera dell'autore reggiano non è
forse l’umana condizione, così accidentata dalle passioni?
Lo sguardo ironico d’Ariosto, che in cuor nostro immaginiamo in
un eremo domestico privilegiato, nell’O. F. ovvero Orlando
Furioso impunemente eseguito da Motus pare dover scomparire
per dar luogo alle avventure memorabili di questo accidentato
Novecento, ricostruendo ogni discorso dal repertorio mnemonico
di chi oggi riscrive e interpreta. Ne risulta un’ironia più
lacerata, fatta col "sismografo", come disse Arturo Martini della
migliore arte del Novecento. Non luoghi e eventi in cui si accenna
alla bellezza e alla serenità che ne deriva, ma fattacci
grigi e modelli che si oppongono ad altri modelli, nell’incessante
lotta polemica del secolo, volutamente congelata dal crudo e offensivo
sarcasmo di Motus.
Nicola D'Ugo
O.F. ovvero Orlando Furioso impunemente eseguito
da Motus
Autore: Enrico Casagrande, Daniela Nicolò, David Zamagni
Regia: END
Interpreti: Giancarlo Bianchini,
Enrico Casagrande, Cristina Negrini,
Daniela Nicolò, Cristina Zamagni, David Zamagni
Luogo: Teatro Valle di Roma
Date: 31 maggio e 1° giugno 1999
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