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Otello di William Shakespeare tradotto
da Agostino Lombardo
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Una domanda che ci si pone rispetto alla traduzione di un classico
di cui abbondino le traduzioni novecentesche riguarda la necessità
di una nuova traduzione. Alluomo di cultura, e parimenti
al lettore, non interessano se non marginalmente le questioni
editoriali, che vogliono che una casa editrice, in questo caso
Feltrinelli, pubblichi lintera opera di un grande autore
del passato, in questo caso quella shakespeariana, tradotta da
un insigne letterato, Agostino Lombardo. Lo fece nei decenni scorsi
la Rizzoli con le traduzioni di Gabriele Baldini, optando per
una soluzione, quella prosastica, che, in un certo qual modo,
può lasciare interdetto il lettore anglofono, abituato
alle rapide staffette fra il blank verse e la prosa del
drammaturgo inglese, fra il parlare in versi dei nobili e le prosastiche
puntate gergali e dialettali dellinformalità e del
volgo.
Ciò che innanzitutto il poeta, lo storico e il critico
letterario sempre e subito si chiedono si fonda sullassunto
che unopera e unopera di traduzione debbano aggiungere
qualcosa in direzione di un progresso espressivo e un grado più
elevato di significazione. Su questi due principi di sensibilità
e intelligenza si giocano le grandi partite che rendono unopera
immortale, ed è proprio in questo agone di sopravvivenza
che le traduzioni perlopiù invecchiano mentre le opere
originali soprassiedono ai tempi. E se di questo se ne avverte
solo da poco limportanza in relazione al genere più
diffuso, il romanzo, è perché è il genere
ad essere recente e i doppioni di traduzione ancora molto ridotti.
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Unaltra questione che interessa
la traduzione di un classico è rivolta alla predilezione
di alcuni elementi dellopera a scapito di altri. È
ciò che T. S. Eliot intendeva quando affermava che cè
uno Shakespeare di Wyndham Lewis, come cè uno Shakespeare
di Coleridge e uno di Johnson, che un autore viene rivisitato,
nelle varie epoche, dai critici imperfetti in una
sintesi che, nel caso migliore, sa rappresentare più appropriatamente
di ogni altra il gusto, la sensibilità e il giudizio del
proprio tempo.
La terza questione si rivolge alla forma dellopera e alla
sua fruizione primaria, e in questo caso va notato che, trattandosi
di un dramma, la destinazione dellOtello non è
un libro ma un palcoscenico.
Tenuto conto di questi elementi, ci si avvede che la traduzione
del prof. Lombardo punta su una immediatezza verbale, su una recitabilità
e fruibilità altrettanto immediata dellopera da parte
dello spettatore, avendo a cuore i tempi di una battuta e il mezzo
fisico di un teatro. I versi e i dialoghi in prosa vengono mantenuti
fedelmente secondo loriginale, privilegiando per i primi,
a fronte del blank verse originale, non il corrispettivo
storico, lendecasillabo sciolto, ma versi liberi (solitamente
giambici) a base endecasillabica (allungata o ridotta), e una
sapiente adozione dellaccapo di finezza luziana. Questo,
appunto, per dare al lettore (e allattore) quelle indicazioni
di pausa che gli permettano di declamare il testo a seconda della
situazione e delle emozioni che attraversano.
Ne risulta una traduzione filologicamente fondata che, di tanto
in tanto, privilegia leffetto espressivo, rinunciando al
pedante rispetto di ogni dato lessicale. È lesempio
di come lerudizione di un filologo di primo piano possa
mettersi al servizio di ognuno.
Nicola D'Ugo
Otello / Othello
Autore: William Shakespeare
Traduttore: Agostino Lombardo
Editore: Giangiacomo Feltrinelli
Luogo: Milano
Anno: 1996
Note: Testo originale a fronte
Versione
per la
stampa (in PDF)
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this article was first published in 1996 in
Avvenimenti
with the title "Otello di William Shakespeare "
(Shakespeare's Othello )
l'articolo è stato pubblicato per la prima volta nel 1996
su Avvenimenti
con il titolo "Otello di William Shakespeare "
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