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Il
primo aprile 1977 compariva su The Times Literary Supplement,
in traduzione inglese, un articolo di Gianfranco Contini su Ezra
Pound, che così recitava:
Il punto dolente è proprio questo: uno scrittore che
è stato un traduttore principe, non soltanto dalle quasi
per tutti inverificabili lingue dell'Estremo Oriente, ma da
territorî familiari, quale che fosse la sua comprensione
della lettera (basti citare come esempio minimo la parafrasi
del finale di Inferno XXVIII in Near Perigod),
non è poeticamente fruibile in traduzioni italiane. Non
certo che le versioni manchino, basti menzionare a titolo di
lode, a parte quelle della figlia esegeticamente capitali, il
fedelissimo Alfredo Rizzardi e l'impegnato Giovanni Giudici.
Ma troppi, anche di firme celebrate, si sono cimentati alla
spicciolata con Pound per omaggio e come per una sorta di gioco
di società. . . . Non esito a dire che [queste tentazioni
approssimative] o distorcono la lettera o lasciano svaporare
la poesia. ("Ezra Pound e l'Italia", in Ultimi
elzeviri ed esercizî, Einaudi, Torino 1989, pp. 267-268).
Il rischio è certo notevole, se si considerino le eccezionali
capacità musicali di Pound che hanno accompagnato per tutta
la sua vita quel suo carattere coriaceo e ostinato che dava dietro
al miraggio di un'intuizione, che si chinava sulla pagina per
raffinare un verso (ci mise due anni per comporre i due versi
di "In a Station of the Metro", che riflettono le impressioni
dei primi volti intravisti al suo arrivo a Parigi), che riadattava
il senso e il suono di una parola che cento altri poeti avrebbero
lasciata inalterata. In una intervista newyorkese registrata il
22 novembre del 1968 da Fernanda Pivano, Allen Ginsberg
dichiarò che William Carlos Williams gli aveva detto che
Pound era dotato di un «orecchio mistico», vale a dire, aveva
una capacità straordinaria nel captare la lunghezza prosodica
delle vocali, la ricorrenza accentuativa di frasi in apparenza
metricamente irregolari:
L'orecchio di Pound era sensibile 'misticamente' alle qualità
musicali e alla lunghezza delle vocali. . . . Quell'orecchio
condusse a poeti che prestavano più attenzione al contenuto
di ciò che veniva detto, perché dovevano essere
consapevoli del modo in cui pronunciavano le frasi, del modo
in cui andava pronunciato il verso e di quale enfasi doveva
essere posta su questa o quella vocale. ("Conversazione
sulla prosodia: intervista di Fernanda Pivano a Allen Ginsberg",
in Allen Ginsberg, Mantra del Re di Maggio, Mondadori,
Milano 1976, pp. 12-13).
Detto da William Carlos Williams, la cui capacità d'orecchio
e di riproduzione dei toni del parlato ci ha offerto esemplari
poetici di straordinaria suggestione (basti pensare al candore
delle poesiole "This Is Just to Say" e "Turkey
in the Straw", in Collected Poems, Paladin, Londra
1986, vol. I, p. 372 e Paladin, Londra 1991, vol. II, p. 231),
quell'«orecchio mistico» suona come un tributo enorme nell'ambito
della letteratura americana a un autore la cui formazione fu in
special modo attenta, nonché alle ultime istanze contemporanee,
alle vicende dell'Era volgare, esportando, di conseguenza, i conseguimenti
europei di quell'epoca nel mondo letterario americano.
Ciò che traspare subito con immediata chiarezza nelle poesie
che compongono Cathay è la sensualità resa
dalla raffinata sensibilità fonica di Pound e dalla concretezza
del suo linguaggio, che rifugge i termini astratti, facendoseli
passare per le labbra a piccole dosi solo quando ne avverte una
necessità inderogabile. Così abbondano, come per
diletto, ma mai con l'approssimazione del dilettante, immagini
senza disegno, come fatte a pennello, con richiami impressionistici
di grande suggestione:
Five clouds hang aloft, bright on the purple sky,
The imperial guards come forth from the golden house with their
armour a-gleaming.
Cinque nuvole sospese irradiano nel cielo porpora,
Le guardie avanzano da casa d'oro in armature sgargianti.
("The River-Song" / "Canto fluviale")
The smoke flowers are blurred over the river.
His lone sail bolts the far sky.
Fumo a vampe che punteggia il fiume.
La sua vela, sola, riga un cielo distante.
("Separation on the River Kiang" / "Separazione
sul fiume Kiang")
The red and green kingfishers flash between the orchid and
clover,
One bird casts its gleam on another.
I martin pescatori rosso blu piombano fra le orchidee
e i trifogli
scambiandosi i bagliori.
("Sennin Poem by Kakuhaku" / "La poesia ai sennin
di Kakuhaku")
Si tratta degli echi di un tempo incantato e scoperto, come
si fosse perduto a sbando nell'Occidente tormentato da altri richiami,
che si riaffaccia come per incanto da un mondo che antecede lo
Stilnovo, da un Medioevo leggendario, di imprese belliche e di
scorribande non colte nella ressa della rappresentazione, ma nel
torpore di solitudini e di incerte attese che, nei momenti di
maggiore conforto, potrebbero invidiare al Re Pescatore il suo
deserto. In questo senso va forse letta la nota di Ford Madox
Ford:
Queste poesie ci mostrano [i cinesi] simili a noi. ("From
China to Peru", in Outlook, 19 giugno 1915; ed.
ital. in Catai, Scheiwiller, Milano 1988, p. 9).
Perché l'aura dell'antica Cina di Pound evoca in noi
l'esotico del passato europeo vissuto a distanza, ma senza l'accento
di una nostalgia che lo invochi per intero e incondizionatamente.
L'omaggio, sempre con Madox Ford, è alla «bellezza», e
al sentimento.
La constatazione di Contini, che suonava come un monito, vale
per tutti coloro che si provino a tradurre l'opera di un
grande poeta che, nonostante le numerosissime pubblicazioni in
vita e postume, la facilità nel reperimento di una vastissima
mole del suo lavoro e la moltitudine dei suggerimenti che egli
ha offerto agli scrittori della sua epoca e di quelle a venire
(oltre agli immancabili don'ts che ha cercato, anche bruscamente,
di imporre) resta in grande misura misconosciuto. Proprio la difficoltà
nel tradurre Pound richiede lo sforzo di traduttori che si provino
a "interpretarlo", a sondarne, anche con la scelta di
testi che sarebbero altrimenti abusati, le possibilità
evocative e interpretative.
Costantino Belmonte si è avventurato, con naturalezza e
amore, a tradurre una parte di Cathay (di cui una prima
edizione, poi ampliata, fu pubblicata a Londra nel 1915), omettendo
di seguirne con ostinazione la traccia ordinale, richiamandosi
piuttosto a un senso non scolastico d'interpretare la poesia,
sacrificando la lettera al sentimento e alla sensualità
del testo poundiano. È il tributo amabilmente pagato a
un autore i cui versi anticipano di circa quindici anni le movenze
monosillabiche e fortemente accentuative degli Ariel Poems
di T. S. Eliot, e di quasi trenta quelle più variegate
dell'edizione integrale dei Four Quartets.
Spero che, in premio alla non facile atmosfera suggerita da Belmonte
nell'offrirsi apertamente al gusto della poesia più che
alla stretta esegesi letteraria, non si debba dire di questo encomiabile
sforzo di avvicinarci un po' più a Pound ciò che
il poeta e critico Matthew Arnold scrisse nel 1865 in merito alla
versione dell'Iliade di Wright:
Mr. Wright's version of the Iliad, repeating in the
main the merits and defects of Cowper's version, as Mr. Sotheby's
repeated those of Pope's version, had, if I might be pardoned
for saying so, no proper reason for existing.
La versione dell'Iliade di Wright, ripetendo in gran
parte i pregi e i difetti della versione del Cowper, come quella
del Sotheby ripeté quelli della versione del Pope, non
aveva, se mi si perdona di dirlo, una appropriata ragione d'esistere.
(Essays in Criticism, Tauchnitz, Lipsia 1887, vol. I,
pp. 6-7)
Nicola
D'Ugo
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