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Goffi,
esilaranti, lamentosi, sensuali, ma specialmente traboccanti dalla
pagina e come usciti dai quadri di Brueghel con quel senso critico
della comunità locale, i personaggi dei racconti di Thomas
si aggirano con le sembianze delle cose che circondano il protagonista
delle vicende. Fa da sfondo il mondo cittadino e campagnolo del
Galles, con le sue pecore, le sue volpi, le felci, i cappellini
e la trementina, nell'abbraccio paonazzo di un'umanità
corale che la penna di Thomas fissa fedelmente come nessun altro.
In questo la nota comune dei racconti con la poesia bardica, struggente
e biblica (più profetica nel tono che non, come invece
è stato detto, apocalittica) della prima parte del ricchissimo
volume Poesie e racconti, che contiene, come evidenzia
il curatore, «di gran lunga la più vasta raccolta di poesie
thomasiane mai tradotta» in una lingua altra dall'originale inglese;
ma, anche, l'amore che suscita il tributo dei gallesi di oggi
per il loro poeta nazionale e –come amano dire– del mondo.
L'occhio caleidoscopico del bambino protagonista delle vicende
ci rivela la follia delle scelte e dei comportamenti umani, si
dimostra impietoso per difetto di quei filtri che la società,
non la natura, detiene. Tacito, il bambino sa che in fondo, nel
mondo degli adulti, egli non ha diritto di parola, che il pensiero
esternato nella parola gli procurerà solo guai, che gli
adulti vogliono determinare e decidere i suoi comportamenti.
Allora avviene una sorta di passamano. In un linguaggio sciolto
come la pura e semplice libertà di pensare e di dire, l'adulto
che scrive i racconti affranca la flebile voce del bambino dandogli
un timbro e un "ritratto", un ritratto che chiama a
raccolta i personaggi di una terra dipinti in un alone mitico
che è già quasi mitologico.
Ma, a differenza delle poesie, nei racconti passa una comicità
irrefrenabile, le più vivaci pagine su donne e ragazze
sensuali e ancheggianti, il desiderio di toccarle e, talvolta,
la rabbia incondizionata di essere giovani e aver voglia di rompere
i limiti di un mondo costruito da un'altra generazione.
Più che di racconti o di fiabe, si potrebbe parlare di
novelle, non intellettualisticamente fondate ma incantate e incantanti,
deformate e deformanti, come sono incantevoli e deformabili le
forme della vita reale. Di qui il valore antropologico e universale
dell'opera thomasiana cui la presente edizione dà omaggio,
poiché il nostro pensiero non è chiuso nei «cinque
e campagnoli sensi» e nelle accettazioni delle convenzioni sociali,
ma vive e si riscalda in atmosfere, luoghi e ricordi che si affrancano
da ogni schematismo esteriore.
Nicola D'Ugo
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