Troppi
anni fa c'era una ricciolina dagli occhi azzurri come l'estate
che abitava dove abitavano i nostri avi. Passava le giornate fra
la casa e la spiaggia, dove raccoglieva conchiglie. Non a tutti
piacevano le conchiglie, perché a molti facevano venire
in mente il loro contenuto. Lolalalila lo sapeva, così
faceva vedere solo quelle tanto vecchie e ammaccate da apparire
irriconoscibili.
A Lolalalila avevano detto:
Vedi, le conchiglie sono come noi,
non come gli alberi e l'erba. Come tu hai i riccioli, così
i molluschi avevano i loro gusci.
E dove sono i molluschi che avevano
i gusci? chiese la bimba.
I molluschi non ci sono più,
gli è capitata una cosa molto brutta. Quello che è
capitato ai molluschi è tanto brutto da rendere orrendo
ai nostri occhi anche i loro involucri. Non avertene a male, Lolalalila,
ma per molti di noi le cose stanno così!
Lolalalila trovava che le conchiglie erano
una diversa dall'altra. E siccome una volta la mamma l'aveva messa
in castigo per le lamentele dei vicini che proprio non sopportavano
la vista di quelle forme orrende che gli ricordavano la propria
vulnerabilità, Lolalalila teneva le conchiglie da parte
in un posto che conosceva solo lei.
Un giorno andando nel bosco trovò
ben tre conchiglie che non aveva mai visto: una dai colori cangianti
dell'azzurro, una a forma di occhio e una terza tanto liscia da
sembrare fatta dall'uomo. Le portò in un posto particolare,
dove molti aghi di ginepro formavano un tappeto compatto. Lolalalila
rimosse le foglie dal suolo e vi scavò una piccola fossa.
Poi prese le tre conchiglie, le avvolse in un involucro, le sotterrò
e le ricoprì del terriccio e delle foglie rimosse. Aveva
delle mani talmente sensibili alla materia da far apparire intatto
qualsiasi terreno pigiasse con le dita.
Sapendo di questo astio degli uomini per
le conchiglie, cominciò a disegnarne le forme in segreto,
diventando abile a rendere le profondità e i rilievi dei
gusci, le spirali e le imboccature. E come ombre e rilievi di
conchiglie erano i rilievi e le pieghe dei visi umani, in miniatura,
lievi ombre colorate che recavano i segni delle movenze dei visi,
i loro momenti di sconforto, le loro gioie e allegrezze ripetute
con quotidiana fioritura. Chiunque la conosceva sapeva che Lolalalila
era un'abile disegnatrice, e spesso le signore e i signori del
vicinato andavano da lei, si toglievano i vestiti e si facevano
ritrarre nella loro naturale nudità. Lei li raffigurava
nei modi più vari, fedele a quel detto che vuole che ciò
che vediamo con l'occhio nudo è raddrizzato miseramente
dall'occhio della mente. Ma a coloro meno addentrati in se stessi,
meno versati alla sensibilità di tinte ed evocazioni pittoriche,
Lolalilala faceva dono della sua arte di ritrarre le ombre e le
luci del momento, regalandogli un disegno che sembrava stampa
fotografica in carboncino, di modo che se ne andassero via contenti
coi loro ritratti da esporre negli ampi soggiorni delle loro case.
Segretamente disegnava conchiglie.
Erano passati tanti anni da quando era
solo una bambina e tutti ora la conoscevano come una delle persone
più squisite del bosco. Non mancavano mai di invitarla
alle proprie riunioni e si mostravano l'un l'altro i disegni e
i dipinti che Lolalalila aveva fatto loro. Nessun artista di tutto
il pianeta sapeva disegnare così meravigliosamente come
Lolalalila.
Durante le sue passeggiate Lolalalila
guardava la spiaggia e il mare. Conosceva tanto bene le conchiglie
da accorgersi delle diverse forme nello stesso genere. Raccogliendole
e studiandole negli anni, si accorse che erano mutati il mare
e la terra che le riceveva.
A un amico che conosceva questa sua segreta
passione per la natura confidò un sospetto: L'uomo
sta distruggendo il mare!
Il suo viso era tirato e gli occhi lucidi
come la pietra bagnata dai marosi. Sotto i suoi occhi l'amico
vide trasparire alcune rughe fitte e sottili che non aveva mai
notato.
Che dici, Lolalalila? cercò
di dissuaderla l'amico. L'uomo ama la vita! Non farebbe
mai una cosa simile!
Lolalalila lo guardò perplessa.
Vieni, ti faccio vedere,
disse all'amico appoggiando la tavolozza su un sasso, e lo condusse
con sé dove conservava le conchiglie. L'amico raccolse
i vestiti e la seguì preoccupato. Giunti in un breve spiazzo
del bosco, occultato da bassi arbusti, Lolalalila prese a scavare
nel terreno e ne trasse alcuni involucri di panno ripiegato. Li
svolse. Il giovane si trovò davanti una
miriade di gusci di tutti i tipi, divisi in settori. Li guardò
inorridito.
Vedi queste conchiglie, Marmì?
chiese Lolalalila. Sono dello stesso tipo e hanno
la stessa età. Sono giovanissime!
Come fai a dirlo? chiese
Marmì.
Lolalalila gli spiegò come si contano
gli anni nella conchiglie, gli fece vedere le spirali e le increspature,
i riflessi dei colori alla luce del sole. Marmì era perplesso,
non ci capiva niente. Ma una cosa la capiva, che Lolalalila si
stava mettendo in un grosso guaio.
Butta via quella roba, Lolalalila
!
implorò Marmì guardandosi alle spalle per
paura che qualcuno, passando, potesse vedere quei macabri resti.
Perché, Marmì? Lo
capisci? Uccidono le creature nel mare! disse Lolalalila
caparbia e indispettita. E le tornò negli occhi lo sguardo
fiero e combattivo che Marmì, come chiunque altro nel bosco,
conosceva bene, e di cui, come chiunque altro, era fiero. Ma in
quel momento la fierezza cedeva alla paura e Marmì avrebbe
desiderato che quello sguardo di ghiaccio infiammato non le palpitasse
sul viso. Avrebbe dato qualunque cosa per vederla calma e serena,
con i capelli ondeggianti nel vento e gli occhi celesti come il
sereno sul mare.
Butta via quei gusci, Lolalalila!
ripeté Marmì più deciso, ma senza
alcuna speranza. Rimase a guardarla dispiaciuto. Gli occhi di
Lolalalila, come d'incanto, si rasserenarono. Gli si strinse al
braccio e lo baciò con calore sulle labbra, lungamente,
decisamente, come se in quell'asterisco il tempo fosse fuori del
tempo, e il rumore del mare una musica dimenticata, assente. Marmì
conosceva quei baci. Quando l'uomo non è più mortale,
né immortale, quando la morale del mondo è l'incubo
ossessivo dei muscolosi infelici, quando lo spirito pulsa nella
carne, e carne e spirito sono tutt'uno con l'anima. Quando la
madre porge il seno al figlio che non sa che un giorno diventerà
uomo fra gli uomini, o salirà, terrorizzato dall'abisso
della propria missione, Calvario e croce. Ma la madre sa, fin
dal primo momento, Calvario e croce, e silenziosa porge il caldo
grasso morbido umido seno alla propria creatura. Così Lolalalila
baciava il suo giovane amico, finché, d'improvviso, staccandosi
dalle sue labbra, gli scompigliò affettuosamente i capelli.
Marmì rimase spaesato a guardare il mare alle sue spalle,
con le labbra ancora intenerite dal bacio di Lolalalila. Fece
pochi passi in disparte, sull'alto promontorio a strapiombo sul
mare, poi tornò da Lolalalila e la prese sotto il braccio.
Ricopri tutto, Lolalalila! Si fa
tardi, le disse. Dimentica quello che hai scoperto!
Tienilo per te! Ti prenderebbero per pazza altrimenti,
aggiunse, proseguendo il cammino verso casa.
Sono convinta che c'è di
peggio, che noi non viviamo per sempre
o almeno, non ciascuno
di noi. E che, con l'illusione di vivere per sempre, non si viva
affatto, disse Lolalalila desolata, con un filo di voce
che pareva un mormorio.
Marmì la guardò triste e
imbarazzato. L'accompagnò fino a casa, poi, preso da lugubri
pensieri, si diresse a casa propria.
La sera c'era una festa nel bosco, piena
di luminarie, ridanciana e chiassosa. Dall'ampia radura le luci
trapelavano nel fitto bosco attraverso lo sparso fogliame. Più
oltre, nel buio, il mite rumore di foglie tremolanti si distendeva
incantevole, attratto da un punto in cui ardeva gioioso il cuore
umano. Nella grande casa sulla radura, Marmì guardava Lolalalila
ridere e scherzare, passare dalle braccia di un uomo al viso di
un altro, ballare e amoreggiare forsennata come non l'aveva vista
da molto tempo. Ma, dopo il colloquio di quella mattina, conoscendola,
trovava affettata l'esibita allegrezza dell'amica, come fosse
accesa di una luce tetra, che non preannunciava nulla di buono.
Lolalalila era troppo disponibile al riso e allo scherzo per essere
veramente in sé, benché, in genere, ridesse e scherzasse
volentieri in compagnia, e non fosse in alcun modo timida. Ma
quel suo fare sembrava dettato dal desiderio di liberarsi di un
peso che aveva tenuto troppo a lungo per sé sola, come
una sorta di liberazione. E Marmì sapeva di che peso si
trattasse.
Il giorno dopo, nel pomeriggio, gli abitanti
del bosco erano in tumulto. Setacciavano fra i castagni e molti
si dirigevano alla dimora di Lolalalila per vedere cosa facesse.
Lolalalila non era in casa, passeggiava solitaria fra gli alberi
pensando a quello che gli uomini andavano facendo a se stessi.
Quando trovarono le conchiglie il tumulto
fu irrefrenabile. Entrarono nella casa di Lolalalila e, non trovandola,
la cercarono dovunque nel bosco e sulle rocce a strapiombo sul
mare.
Lolalalila aveva tenuto viva l'idea della
morte attraverso i gusci, un ricordo degli avi che per gli uomini
immortali era diventato una insopportabile offesa alla loro più
recente e grande conquista. Era una pazza o era malvagia?, si
chiesero in molti: tutti la conoscevano per una persona tutt'altro
che squilibrata, dotata anzi di virtù che molti di loro
avevano sempre ammirato.
Marmì la vide entrare in uno spiazzo
del bosco scortata da uomini e donne. Più si avvicinava
e più le persone intorno a lei si facevano rade e mature,
finché soltanto i più anziani le erano intorno.
Prima di entrare nella grotta, Marmì
vide il suo volto distrutto dalla stanchezza e dal dolore. Ma
in quel volto segnato dalla sofferenza riconobbe i tratti del
viso che aveva sempre conosciuto, gli zigomi ampi e la delicata
fattezza del mento, le labbra volitive e carnose che ora apparivano
come illividite e sottili. E per un attimo credette di indovinare
nei suoi occhi lo sguardo fiero e combattivo di sempre. Poi la
grotta si chiuse silenziosamente, e di Lolalalila non si seppe
più niente.
Nicola
DUgo
disegni
di Roberto Proietti © 2000
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